Inquietudine teorica e strategia del gigioneggio

21 giugno 2008

Pazienza

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9 maggio 2008

Banale, ma le ricorrenze sò ricorrenze

30 aprile 2008

Bossi dichiara

“Ho un esercito di martiri, 300mila uomini armati pronti a battersi. Se la sinistra vuole scontri, i fucili sono caldi.” Leggendo, ho pensato esattamente questo.

“Pazzia?? Questa è Sparta!”

Ah, per chi dice che io posto solo nei giorni con ricorrenze interessanti, ecco la lista del 30 aprile.

Giorno della bandiera in Svezia.

Nel 1945 si suicidano Adolf Hitler e Eva Braun.

Nel 1982 nasce Kirsten Dunst e muore Pio La Torre, anche lui martire, non leghista ma della lotta alla mafia, big man. Ucciso insieme a Rosario Di Salvo in un agguato mafioso.

E stanotte è morto Albert Hoffman, il papà dell’Lsd.

25 febbraio 2008

Dirty Dancing

Carlo (con aria sofferente) – alla fine farò danza
[gli altri personaggi rimangono un secondo in silenzio, poi si guardano in attesa che qualcuno parli per tutti]
Alessandro – ..non ti farà sembrare una checca?
Carlo – ?
Alessandro – intendo che potresti essere sfottuto, o chessò io
Carlo – …
Antonio (strafottente) – beh comunque io non ce le avrei mai le palle
Carlo – …..
Febo – vabè che c’entra, non è una questione di…
Antonio (sentenzioso) – non diciamo cazzate, invece è proprio una questione di.
Luca – stavolta sono d’accordo, il punto è la checcaggine
Febo – ma che significa…
Lermo – Ma ci sono altri maschi almeno?
Carlo – …..
Lermo – Ma cosa dovrai fare? cioè, alla fine di che si tratta? è una specie di palestra…?
Carlo – sì, no, in pratica, è una specie di…
Alessandro (lapidario) – …una specie di suicidio sociale.
[risate]
Antonio – ci sono altri maschi o no? caso mai se ci sono altri maschi…
Alessandro (a voce alta e chiara)– caso mai se la fa buttare in culo.
[gli altri personaggi ridono sguaiatamente, mentre Alessandro, per strappare qualche risata ai camerati, schernisce Carlo con il cosiddetto gesto “del cannolo”. Alcuni dei personaggi, coinvolti dallo spirito cameratesco, gli ringhiano con tono gutturale “ta piaci o cannolu ricchiella?” e “alliccami i paddi ricchiuni!”]
[Carlo tace, visibilmente a disagio. Gli altri si sforzano di ricomporsi schiarendosi la voce]
Lermo – Ehm, dunque.
Carlo – …comunque dal punto di vista atletico…
Antonio – Ma che dici?
Carlo – No vedi che come potenziamento fisico è molto efficace
Antonio – Ma non credo proprio
Luca – Mh mh anch’io la penso così
Febo (simulando serietà) – dai và ragazzi
Carlo – No scherzi a parte, non ce l’avete presente Nuraief?
Lermo – E chi è?
Luca – Un ricchione amico suo
[risatine]
Carlo – È un ballerino famosissimo…
Antonio – Ci avevi azzeccato allora
[risate mal trattenute]
Carlo – Dai non sto scherzando
Alessandro – No è vero lo conosco anch’io, è morto di aids vero?
Carlo – Dai cazzo non sto scherzando
Alessandro – Ma nemmeno io guarda! è morto di aids davvero, no?
Carlo – ……mhh……
Alessandro – era russo no?
Carlo – sì sì, mi pare di sì
Alessandro – Fu esiliato dalla russia tipo per vent’anni?
Carlo – ……
Alessandro – Finchè Gorbacev non lo richiamò personalmente, mi pare. No?
Carlo (incredulo) – …ma dai?? Davvero??
[tutti si guardano interrogativi]
Alessandro – Carlo…
Carlo – sì?
Alessandro – Tu non sai chi sia nureyev vero?
Carlo – …sì…un ballerino…
Alessandro – Non l’hai mai sentito nominare vero?
Carlo – …me ne ha parlato oggi maria…
[Tutti prorompono in un “ahhh”, mandando più o meno indirettamente a fanculo carlo. Quindi subentra la calma, e tutti i personaggi si rendono conto che per tutto il tempo Alberto se n’è stato in disparte chino sul cellulare]
Carlo – Che fai Lalbo?
Alberto – Ti sto salvando in rubrica come “Billy Elliot”

26 gennaio 2008

Una sorella interroga il fratello minore sul sesso che si fa alle medie

Filed under: Filosofia,Gigioneggiando,Società e costume,Università — kotbehemot @ 7:19 pm
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 La conversazione, troppo seria per i nostri gusti, si conclude così

Sorella: quindi ne deduco che i ragazzini delle medie fottono 5 volte dpiù dei liceali e 10 volte di più degli universitari.
Non è bello
Fratello: proprio così, è infelice.
Sorella: non è bello per gli universitari,intendo

19 gennaio 2008

1/19, Il giorno di Jan Palach e degli altri eroi della libertà

PREFAZIONE

La prima volta che ho letto queste paginette avrò avuto 10 anni, e non le ho capite. […] Non ho apprezzato questo racconto, nemmeno consapevole di non aver capito qualcosa. Le ho rilette, e stavolta capite, alcuni anni dopo, e da quando è successo so che questo brano è la cosa più bella che si possa disegnare con l’alfabeto.

ALCUNI MECCANISMI DELLA MIA BELLISSIMA ANIMA

Io ho sempre pensato che non si debba mai condividere con gli altri ciò che si ritiene bello e che si ama molto, perché le loro reazioni possono essere solo deludenti in relazione a qualcosa di cui si ha un concetto così alto. È nel mio carattere essere debole a volte, e, spinto dall’umana speranza di trovare approvazione e unità di vedute su qualcosa di cui ho la massima considerazione, mi può capitare di rompere questa infallibile, e infallita (che neologismo eh), regola morale, pentendomene subito dopo.
Stavolta è diverso, so già cosa aspettarmi dalle reazioni altrui (il mio reazionometro ha una gamma che và dalla “indignata disapprovazione”, che è la più soddisfacente, alla “annoiata, gloriesca, indifferenza”, che è la più comune), ma voglio comunque sacrificare la morbosa segretezza di qualcosa a cui tengo per renderla pubblica. Oggi è un giorno buono e le ragioni che mi spingono a sputtanarmi così sono buone anch’esse (“anch’esse” è bellissimo).

AVVERTENZE IMPORTANTISSIME

Negli eventuali commenti potete scrivere quello che volete (eh sì mi sento tollerante) riguardo al maggiore, minore o assente gradimento del suddetto racconto, potete scrivere che è noioso e lungo e non siete riusciti a leggerne più di qualche riga o che è scritto male, e potete scrivere che le mie prefazioni sono irritanti e incomprensibili (e questa è una grande verità), oltre che inutilmente contorte.
Ma non potete scrivere nulla riguardo all’autore del brano, la vicenda a cui si ispira, i personaggi, e vostre o altrui deduzioni o teorie che possano in qualche modo svelare il finale o rovinare il senso di questo scritto a eventuali lettori che non lo conoscessero. Se un eventuale commento, anche involontariamente, non obbedisse a queste regole lo cancellerò, abusando del potere che la estronza mi ha concesso (cosa di cui comunque si sta amaramente pentendo).

 

IL BAR DI UNA STAZIONE QUALUNQUE

Il bar della stazione della città di B. ronzava di gente. Erano i giorni di punta dell’esodo vacanziero. Truppe valigiate e zainate riempivano e svuotavano treni, attendevano stremate dal caldo, si accampavano nelle combinazioni più teatrali, dal presepe al bivacco militare. E soprattutto si accalcavano alle casse del bar, inseguendo glaciali lattine e rugiadose bottiglie che, una volta conquistate, reggevano alte sulla testa come ostensori, o cullavano maternamente tra le braccia. Soldati in divisa guatavano nordiche rosee, chitarre di alternativi sfioravano teleobiettivi di samurai, mamme monumentali controllavano diserzioni di prole, babbi carichi come somari tentavano, con l’ultimo dito libero, di tenere al guinzaglio un botolo scatenato dagli afrori. Pazienti ferrovieri fornivano indicazioni a suor-sergentesse di brigate rosariate mentre branchi di giovanetti si spostavano compatti, e le sponsorizzazioni delle magliette si confondevano con quelle degli zaini, tanto da farli sembrare un enorme polipoide pronto a scivolare dentro al treno da un unico finestrino.
Quattro africani, ognuno con boutique al seguito, cercavano di piazzare mercanzia con alterna fortuna, un quinto riposava sdraiato tra collane, giraffe e occhiali neri, come il sultano di una reggia in liquidazione.
Due vecchie vestite di nero, in transito dalle isole, tagliavano fette di provola per una nidiata di marmocchi in mutande. Un uomo obeso, sudato, beveva birra a collo e mostrava coraggiosamente al mondo due cosciotti da tirannosauro sboccianti da shorts fucsia con la scritta “SportLine”. Un barbone camminava reggendo nella mano destra una busta con la casa e nella sinistra il guardaroba.
Un’antilope bionda, bellissima, ambrata, avanzò tra i tavoli accendendo i sogni di tutti i militari presenti, ma ahimè, poco dopo la affiancò un Thor in canottiera traforata a riccioli biondi che educatamente si mise in fila troneggiando sopra brevilinei calabresi e sbarbine romagnole già rombanti in pole position per la discoteca.
Si attendeva il 9,06 in ritardo, il 9,42 speciale, il 10,00 seconda classe settori B e C. Tutti erano partenzapér o arrivodà.
Solo due clienti del bar sembravano indifferenti alla generale eccitazione, come separati dalla folla da un velo invisibile.
Uno era un vecchio occhiceruleo, con un vetusto completo kaki, bastoncino di canna e sandali con calzini di lana. L’altro un uomo tozzo coi capelli corti, occhiali a specchio, e un completo blu di una certa eleganza. Erano seduti vicino all’entrata del bar. Il vecchio, che chiameremo il Parlante, sorseggiava una birra. L’uomo con gli occhiali neri, che chiameremo il Silenzioso, beveva svogliatamente un caffè freddo.
Chiaramente il Parlante aveva voglia di attaccare discorso e il Silenzioso no: ma in queste situazioni un Parlante è sempre in nettissimo vantaggio. Basta che parli. E così fu.
— Certo, ce n’è di gente oggi — esordì.
— Abbastanza — grugnì il Silenzioso.
— A me non dispiace, — proseguì il Parlante, per niente scoraggiato dal preventivato mugugno — voglio dire, una stazione strapiena può dare a i nervi, ma una stazione vuota è triste. E poi, non so come spiegarle, questa gente che parte per le vacanze mi sembra più allegra, frenetica, ma piena di buonumore, non trova?
— Se lo dice lei — rispose il Silenzioso dietro la cortina degli occhiali.
— Io non parto — disse il Parlante, ormai lanciato. — Quest’estate resto in città, mia moglie ha dei problemi al cuore, e i medici ci hanno sconsigliato di muoverci, allora mi piace venire qua perché nel mio quartiere c’è un gran mortorio, sembra tornato il coprifuoco. Qua ci sono tante facce, dei bei giovani, delle belle giovanotte abbronzate. E la gente sembra migliore, ride di più, si chiama a alta voce, scherza. Forse perché stanno partendo, e sperano di trovare qualcosa di buono là dove vanno. Si parte per questo, no?
— C’è anche qualcuno che sta già tornando — disse il Silenzioso.
— Sì, ritornano e allora osservo quelle belle scene che mi piacciono tanto, uno scende dal vagone e guarda in fondo al binario, affretta il passo e poi riconosce la persona che lo aspetta, e le corre incontro. Si vedono degli abbracci che non si vedono tutti i giorni. E certi baci appassionati! E’ un momento che ci si vuole bene, magari un’ora dopo si litiga ed è già tornato tutto normale. E si hanno tante cose da raccontare; magari in vacanza non ti è successo granché, ma raccontandolo tutto si colora, si trasfigura. Anche senza volere, la vacanza diventa più bella di come è stata: le cose brutte diventano quasi comiche, le cose belle diventano uniche. Non trova?
— Non lo so. Non racconto mai quello che mi succede in viaggio…
— Ce n’è anche di quelli come lei, che si tengono tutto dentro, come un bel segreto, da coltivare durante l’inverno, come una pianta che si compra in vacanza e si mette sul balcone. E magari tornando si accorgono che gli mancava la loro vecchia città, che sentivano un po’ di nostalgia. Il loro quartiere sembra meno noioso del solito. Fanno progetti, si dicono: «no, questo inverno non andrà come quello scorso». Magari questi progetti si spengono in fretta, ma che importa? E quelli che partono? Si stancano più a organizzare la partenza che a lavorare una settimana, ma sembrano contenti. Perché sperano che là, nel posto dove arriveranno, ci sarà qualcosa di nuovo, che cambierà il loro destino. O magari gli basta qualche foto da guardare nelle sere d’inverno. Che ne pensa?
— Penso, — disse il Silenzioso con un sorriso sarcastico — che lei dovrebbe andarci piano con quella birra.
— Parla come mia moglie, — sospirò il vecchio — ma vede, dal momento che non parto, non mi va di stare chiuso in casa a mugugnare da solo, o guardare alla televisione gli ingorghi sulle autostrade, o invidiare quelli che sono partiti. Vengo qui e faccio anch’io parte della festa, immagino dei posti al mare o in montagna, o in un’altra città, dove ci potrebbe essere qualcosa di speciale per me. Ecco, guardi quella ragazza: c’ha scritto sulla schiena “Ocean Beach”. Se la guardo, già sento aria di mare, e vedo le palme.
— Guardi che “Ocean Beach” è la marca dello zaino. E non sente che qua dentro manca l’aria per la ressa?
— Ha ragione — disse il Parlante. — Sì, anche a me spesso la folla dà fastidio. Divento nervoso nelle file, soffoco quando sono circondato dal traffico, mi vien da dar di matto, vorrei roteare il bastone e gridare via, via, lasciatemi un po’ di spazio, due metri, tre metri almeno. E poi ci sono i rumori che ti svegliano la notte, i motorini, le facce ostili alla finestra, il nervosismo di quelli che credono di essere gli unici a patire il caldo. Sì, qualche volta mi arrabbio, ma poi mi chiedo: vivere insieme in fondo non è questo? Difendere il proprio diritto ad avere un po’ di spazio, aria, silenzio, rispetto, speranza, ma senza aver paura di ciò che ci circonda, non vedere nemici dappertutto, invasori, gente che ti passa davanti. Lei, se per strada qualcuno la urta, cosa pensa? Che l’ha fatto apposta?
— Ma che razza di domande, — si spazientì il Silenzioso — e poi di che rispetto parla, non vede quanti barboni, quante persone inutili, miserabili, disperate, ci sono qua dentro?
— Forse ha ragione. Ma non li guardi nel momento in cui sono feriti, chini a terra, vinti. Li guardi nel momento che si tirano su, che sono allegri, che cercano di respirare. Guardi quel nero: carico come una bestia, va a vendere chissà cosa in chissà quale spiaggia, e canta. E guardi come si gode la sigaretta quella vecchiaccia. E quella coppia di ragazzi, beh, non sono proprio dei modelli di eleganza, ma vede come sono abbarbicati insieme a dormire, lì per terra…
— Sì, capisco cosa pensa — proseguì il vecchio. — Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come lo yogurt. Vecchio, alé, scaduto. Drogato, alé, non dura un mese. Disoccupato, alé, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c’hanno i soldi da farsi portare in spalla.
— Calma, calma, — disse il Silenzioso — altroché politica, lei mi sta facendo un comizio!
— Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo la gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c’ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l’avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l’allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.
— Ma che discorsi sconnessi. Ci vorrà pure un po’ di ordine — sbuffò il Silenzioso.
— Ha ragione ha ragione, sto esagerando. Volevo solo spiegarle perché passo il mio tempo qui. Perché penso che bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come se si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso; quello che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello ti arriva addosso, urla, ha una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza è un vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, guardar sotto il letto per poterla ascoltare. O venire in una stazione.
— I suoi sono discorsi da pomeriggio estivo, — disse il Silenzioso consultando l’orologio, — ma mandare avanti un paese è molto più difficile.
— Ne convengo — disse il vecchio sorridendo. — Mi scusi se le ho attaccato un bottone, vedo che lei sta partendo. Beh, spero che vada in un bel posto e che passi una bella vacanza.
— Grazie — disse l’uomo e si allontanò, fendendo deciso la calca.
— E’ difficile parlare con un uomo che ha gli occhiali neri, — pensò il vecchio — non si vede mai cosa pensa davvero. Forse l’ho annoiato. O forse il mio discorso lo ha toccato. Sembra che a certuni parlar di speranza metta paura. Eppure a me questa gente che parte e torna mette allegria. Sì, saranno avidi, nervosi, pigri, disordinati, cialtroni, si spingono e si rubano il posto ma hanno diritto di provarci un’altra volta, hanno diritto di cercarsi un posto migliore, o di tornare a casa e ricominciare. Sì, ricominciare almeno una volta prima di rassegnarsi. Non è molto, ma è qualcosa.
Una famiglia gli passò davanti di corsa, il treno stava arrivando. Un bambino correva goffo, trascinando un triciclo rumoroso. Una bimba teneva la mano sul cappello di paglia per non perderlo. Il padre aveva un gilè da pescatore a trenta tasche e naturalmente non trovava più il biglietto. La madre lo perquisiva rimproverandolo. Il barbone, guardando la scena; rise. Il nero addormentato si svegliò sbadigliando come un leone.
Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e uscì, un po’ barcollante, sulla pensilina del primo binario. Venendo dall’aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo. Vide il Silenzioso che si avviava verso l’uscita. Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso. Era troppo incantato a guardare la gente. Gli sembrava di aver scoperto qualcosa, qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
«Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra» pensò.
«Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila, ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perché partono, e faccio finta di partire anch’io».

13 gennaio 2008

The Sputtanament of the Stronz Girl

Gloria mi ha mandato questa email, e io ho deciso di postarla para para per vari motivi. Innanzitutto (impossibile negarlo), per sputtanarla. In secundis mi eccita (sessualmente, intendo) l’idea di sbattere su un sito aperto a tutti la vita privata degli esseri umani, o, in questo caso, di gloria.
Comunque non è da escludere che questo mio gesto goliardico provochi fastidio e rabbia a gloria, quindi…ai materassi!
In parentesi quadre i miei commenti

P.s.: gloria è pregata di non offendersi, sicuramente nessuno leggerà

1)COME TI CHIAMI? Gloria
2)TI MANGI LE UNGHIE? No.
3)QUANTI SMS SPEDISCI AL GIORNO? Pochissimi, in genere solo se ho bisogno che qualcuno firmi per me a lezione.
4)COSA NON DEVE MANCARE NEL FRIGORIFERO O NELLA DISPENSA DI CASA TUA? Tè, è l’unica cosa che non manca mai
5)DOLCE O SALATO? Dipende dalle giornate.Davvero
6)STAI ASCOLTANDO QUALCOSA IN QUESTO MOMENTO? No
7)SE SI, CHE COSA? Ho detto no
8)IL RUMORE PIU’ FASTIDIOSO? Qualcuno che urla mentre hai il malditesta. O tenti di dormire.
9)LA COSA CHE PIU’ TI FA INCAZZARE? forse i Ferraresi
10)IL LIBRO CHE VORRESTI AVER SCRITTO? Buttiamola sui soldazzi… Harry Potter. Minchia quanto sarei ricca.
11)IL FILM CHE TI PENTI DI AVER VISTO AL CINEMA? L’uomo dell’anno. Ne ho visti di peggio ma quello mi hanno proprio costretta a vederlo. Pallosissimo.
12)A CHE ETA’ IL PRIMO CELLULARE? Bho, 14, 15
13)COME DEV’ESSERE FISICAMENTE LA PERSONA CHE AMI? Ho scoperto di avere una passione per gli indiani e i mediorientali. E anche i sudamericani (messicani e argentini soprattutto)
14)COME DEV’ESSERE CARATTERIALMENTE LA PERSONA CHE AMI? Ma che ne so
[Puoi anche applicarti un po’]
15)CHI TI ISPIRA PENSIERI PROIBITI? L’agnello rimbalzello
16)SEI VANITOSA/O? a giorni alterni. Oggi per esempio mi faccio schifo
17)IL TUO ANIMALE PREFERITO? Gatto
[L’ho vista prendere a calci un gatto e finirlo a colpi di evidenziatore. Davvero, a colpi di evidenziatore]
18)QUELLO DI CUI HAI PIU’ PAURA? So che è stupido ma mi terrorizzano tutti gli insetti. E la morte.
19)QUALE PERSONAGGIO TELEVISIVO PROPRIO NON SOPPORTI? ce ne sono tantissimi…c’è una che ho proprio insultato tantissimo ma non mi ricordo il nome
[La solita rincoglionita, fai uno sforzo no??]
20)QUALE PROGRAMMA TELEVISIVO NON SOPPORTI? In particolare amici e uomini e donne
21)ESISTONO GLI ALIENI? Certo che si (cosa vuoi che ne sappia?) comunque credo di si
22)QUALE MATERIA ODI? Rilievo
23)IL TUO PROFESSORE PREFERITO? Luciano Lunazzi
24)LA TUA OSSESSIONE? credo che non ne scriverò nemmeno una (so cazzi miei)
[Una bisbetica]
25)SPENDERESTI LO STIPENDIO IN? Viaggi, libri, stronzate hi-tech e un nuovo guardaroba (sono pur sempre donna)
[(E questo le brucia)]
26)STAI ASCOLTANDO LA STESSA COSA CHE ASCOLTAVI QUANDO TE L’HO CHIESTO LA
PRIMA VOLTA? cioè nulla
27)LA VACANZA PIU’ BELLA? non lo so, non mi va di pensare
28)LA FOTO PIU’ BELLA CHE HAI? vedi su
[Ma cosa lo fai a fare il questionario? A dimostrare che sei un’apatica, ecco a cosa]
29)COSA HAI MANGIATO OGGI A PRANZO? Due wurstel, del tiramisu e un mandarancio (frigo vuoto)
30)REGALO PIU’ BELLO CHE HAI RICEVUTO O CHE VORRESTI RICEVERE? Non mi va di dirlo
[Ufffff]
31)IL LIBRO CHE HAI SUL COMODINO IN QUESTO MOMENTO? Poesie della Dickinson
32)LE PRIME PAROLE CHE TI VENGONO IN MENTE? ma quanto siete pesi… no davvero mi sto annoiando
[Sua altezzosità si sta annoiando, udite udite. E dov’è la novità]
33)LA VACANZA DEI TUOI SOGNI? ma secondo voi ne ho solo una in mente?
[Proprio bisbetica]
34)SEI LUNATICA/O? Molto
35)UNA CITTA’ CHE VORRESTI VISITARE? Tokyo. Minchia ma tante davvero. Tutto il mondo.
36)LA TELEFONATA PIU’ LUNGA CHE HAI FATTO? domanda idiota domanda idiota
[Ufffffffffffff]
37)QUAL’è IL SOGNO CHE FAI PIU’ SPESSO? l’unico che ho fatto più volte è che mi cadono o mi si rompono i denti…
38)QUANDO ERI PICCOLO QUAL’ERA IL TUO CARTONE PREFERITO? Forse il re leone
39)L’ULTIMO FILM CHE HAI VISTO AL CINEMA E IN COMPAGNIA DI CHI? La bussola d’oro con tanti amici di ferrara, e mi ha fatto cagare!
40)USI LA PENNA A SFERA O A INCHIOSTRO LIQUIDO? Dio mio. Siete paranoici
[Ma rispondi e non rompere]
41)DICI SPESSO PAROLACCE? direi di si, ma non ci faccio più caso
42)COME PRENDI LA PIZZA DI SOLITO? margherita
43)DOVE TI PIACE ESSERE BACIATA/O? Collo.
44)COSA CAMBIERESTI DI TE? Tante cose. E tu cambiati cervello (ce l’ho con chi si inventa queste mail banali e noiose) aaah sto diventando davvero ipercritica
[Almeno ne sei consapevole, ma questo non cambia niente]
45)LA PARTE DEL CORPO CHE TI PIACE DI PIU’? Mia o degli altri?
[rispondi e basta!!]
46)C’E’ UNA PERSONA IMPORTANTE? No. Sono sola al mondo e odio tutti. Ma che cazzo…
[Dimmi tu.]
47)HAI PERSO PUNTI SULLA PATENTE? Non ancora
48)SE FOSSI UN ELEMENTO? Acqua
49)PREFERISCI RICORDARE O ESSERE RICORDATO? Mi piacerebbe essere ricordata
50)IL TUO PEGGIOR DIFETTO? Non rispondo
[È un’email principessa, non una confessione firmata]
51)SE AVESSI UN POTERE? Forse leggere i pensieri degli altri. Che figata. Però solo a comando, sennò che casino. Anzi meglio il teletrasporto!
52)SE FOSSI UN ATTORE/ATTRICE? Non ci ho mai pensato e non lo farò adesso
[Ma fai uno sforzo trippa moscia che non sei altro]
53)COSE CHE NON MANGERESTI MAI? Mi fa impressione il manzotin
54)IL TUO DOLCE PREFERITO? La granita a colazione…
55)SI E’ MAI REALIZZATO UN TUO SOGNO? Sì, sono andata via da Messina, ma anche qualcun’altro che non mi va di dire.
[Fa la misteriosa pure]
56)QUAL’E’ IL TUO FIORE PREFERITO? La rosa rossa.Ma proprio rossa. si, lo so che è banale, chi se ne frega
57)HAI MAI FATTO SCHERZI TELEFONICI? si
58)UN PERSONAGGIO DEL PASSATO CHE VORRESTI INCONTRARE? partendo da tempi recenti mi piacerebbe conoscere De Andrè, però sapere che tipo era Leonardo da Vinci mi divertirebbe molto. Anche Rousseau! e qualche rock star non più vivente di cui non faccio il nome
59)TI PIACE STUDIARE LA STORIA? Assolutamente si. oddio però studiare è una brutta parola
60)CAMBIERESTI QUALCOSA DEL TUO PASSATO? un pò di cose si
61)”CARPE DIEM”? ovvio, rimpianti mai più
62)DOVE SOFFRI PIU’ IL SOLLETICO? E chi te lo dice!
[Oh che rompi]
63)COSA TI METTE ALLEGRIA? Cominciando dall’inizio, una bella giornata di sole
64)QUALE BAGNOSCHIUMA PREFERISCI? mamma mia che vita di merda
[Finalmente la bisbetica trionfa. complimenti]
65)L’OGGETTO PIU’ CARO CHE HAI PERSO? una calamita di mia nonna
66)TI HANNO MAI DEDICATO UNA CANZONE? credo di no
67)SAI SUONARE QUALCHE STRUMENTO? Il piano, ma mi è partita una mano
68)QUAL’E’ IL TUO FRUTTO PREFERITO? il mandarancio
9)METTI IL BURROCACAO? Non posso vivere senza
70)HAI MAI FATTO IL BAGNO NUDO AL MARE? yeah
71)PORTI OCCHIALI DA VISTA? Sì, e li detesto
72)SEI INNAMORATO? si ma lui non lo sa. che culo
[Vacilla la convinzione che gloria non abbia un’anima? No che non vacilla, non dubitate.]
73)LA PERSONA CHE PIU’ TI MANCA? l’unica che non potrò mai più vedere
74)CHI TI HA INVIATO QUESTO TEST? Brighella, maledetto
[E stavolta gloria tutti ci stringiamo a te in questa calda maledizione (lo so, tu non avevi scritto brighella)]
76)VUOI CHE TI RISPONDANO? fate come vi pare.

18 dicembre 2007

Sondaggio sulla battuta X di Luttazzi

Per merito di gloria voi tutti (HA HA HA) conoscerete le recenti vicende di Daniele Luttazzi e della sua trasmissione Decameron, e quindi anche la battuta che avrebbe portato alla sospensione. Detto questo, si tenga conto che questo (inutile) post, frutto di (inutili) riflessioni notturne, vuole soffermarsi unicamente sul valore della battuta.

Secondo me siamo di fronte ad un geniale accostamento di immagini molto diverse, ad un artistico passaggio da un estremo all’altro:

Da una parte c’è la notizia, la verità, la dichiarazione di Berlusconi insomma. E questo è un estremo, e pure grosso. Perchè in effetti il discorso adesso si sta spostando sul problema della censura, ma il vero dibattito andrebbe fatto sulle cazzate (appunto estreme) di Silvio (di cui io rimango comunque un estimatore). L’estremismo in questo caso è politico e ideologico, è l’estremismo dell’uomo di stato che giustifica il suo terrificante operato con argomentazioni da baretto.
Cito testualmente dall’articolo del corriere del 31 ottobre, che avrebbe meritato più risonanza: “io la guerra in Iraq non la volevo, io ritenevo che si sarebbe dovuta evitare un’azione militare”. Questa frase di per se fa già ridere, perchè contiene un “MA” invisibile. Cioè ok, tu non la volevi, tu ritenevi che. Ma? Ma perchè poi hai fatto come hai fatto? Ti dispiaceva lasciare da soli gli anglofoni? Questa è politica (anzi questa è guerra), mica la partita a porta romana, che magari non la vuoi fare e allora stai in porta per far contenti gli amici.

Ecco, dall’altra parte c’è la reazione di un cittadino che legge ste cagate sul giornale. Queste insopportabili cagate. E visto che sono insopportabili, visto che non si possono sopportare in silenzio, si reagisce.
L’uomo mediocre lo fa sfogandosi con un articolo critico nei confronti di Berlusconi, possibilmente postato sul blog di una scema di nome gloria. Il genio lo fa partorendo qualcosa di più estremo delle cazzate estreme di Berlusconi. Qualcosa che sia orrido sì, ma gratuitamente e irragionevolmente. Un estremo la cui costruzione richieda quindi riflessione e lavoro, ma che sia anche genuino ed emotivo. No, non emotivo: viscerale.
Quindi, innanzitutto, Luttazzi genio. In secundis, sì, a me sta battuta fa ridere e tanto, e voglio che chi legge (he he, lo so, nessuno) si schieri. Non sulla censura o sulla politica estera di Berlusconi non me ne frega nulla. Questa battuta fa ridere o non fa ridere. Dico subito che il parere più atteso è quello di Alessio la cui sapienza illumina noi tutti.

Avete visto che le extreme ideas si stanno diffondendo, eh cazzo.

P.s.: Mentre tutta questa inutilità fa bello sfoggio di sè, gloria insinua poco velatamente che in questa storia ci possa essere lo zampino papale. Non solo, la mia sexy boss (è così che amiamo chiamare gloria) arriva a proporre uno sciopero del tubo catodico. Voglio dire, porca vacca che valìa.

10 dicembre 2007

Luttazzi rocks

Qualche giorno fa parlavo della censura in tv, e devo proprio portare sfiga (cosa ormai accertata da tempo) perchè si è consumato un gravissimo episodio di censura. E non parlo delle tette della Gregoraci (maschietti miei non allarmatevi) nè delle stronzate di qualche programma trash, ma del già martirizzato Luttazzi, che ha visto cancellare il suo programma da La7, che teoricamente avrebbe dovuto salvarlo dall’oblio televisivo! E con quale scusa imbecille! Cioè , ufficialmente, a causa di alcune frasi (obiettivamente disgustose, ma per niente offensive in quanto chiaramente SATIRICHE) su Giuliano Ferrara, il quale tra l’altro non si è affatto lamentato (e come potrebbe, è uno dei personaggi più bersagliati della tv). Al massimo, sarebbe stato comprensibile un richiamo da parte dei dirigenti dell’emittente, se davvero avessero orecchie tanto delicate da sentirsi offesi, ma cancellare del tutto un programma satirico è scandaloso, criminale, e potrei continuare per ore. Altra cosa sospetta, la cancellazione improvvisa è avvenuta una settimana dopo la messa in onda della puntata sotto accusa,guarda caso subito dopo la registrazione della puntata in cui Luttazzi critica la nuova enciclica di papa Adolf. In entrambi i casi, che sia per Ferrara o per il papa, si tratta di una violenza bella e buona. E come al solito passerà sotto silenzio. Sappiamo che la tv ormai è sommersa dal fango. Smettiamola di pagare il canone rai. Spegniamo le tv. Usiamo internet e i giornali per informarci, la sera guardiamo film (affittateli, comprateli o scaricateli) riprendiamoci il tempo libero per leggere o prenderci un attimo di silenzio. Telefilm e sitcom scarichiamole o guardiamole su youtube. O compriamole, se abbiamo i soldi. Ma basta merda-tv, e che cazzo.

Dal dizionario: «l’azione di rilevare, mettendoli in ridicolo, vizi, difetti, debolezze e ogni altra forma di comportamento negativa di individui, gruppi, categorie, istituzioni della società di un’epoca o di tutta l’umanità, con l’intento di provocarne con la denuncia, il rifiuto e la condanna»

tutti sono d’accordo, per tutti Luttazzi senz’alcun dubbio fa satira. Ma allora perchè?

www.danieleluttazzi.it

6 dicembre 2007

MEDIASET TELEVISIONE LIBERA! un post banale sulla banalità

Filed under: Società e costume,Televisione — kotbehemot @ 1:16 am
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Ero lì nel mio candido lettino… quando sento dalla tv provenire delle strane parole. Inaspettate. Imprevedibili. C’è Mentana in tv che intervista Bonolis sul programma “Ciao Darwin”. Fin qui, niente di trascendentale. Ma la discussione, come dire, deraglia. Si può dire? Non saprei, ma è quello che hanno provato i miei neuroni mentre trasmettevano le informazioni dalla tv al cervello. Tv, cervello. Cervello Tv. Che stavo dicendo? Ah si. Sento Mentana che chiede a Bonolis se, secondo lui, una trasmissione del genere (ma di che genere?) avrebbe mai potuto funzionare sulla rai anzichè su mediaset. (che cazzo di domanda è? tutti si chiedono) Mentana si spiega. Una trasmissione così poco controllata, probabilmente non sarebbe sopravvissuta alla “censura”della televisione pubblica. Su Mediaset invece si. Bonolis conferma, e continua dicendo che in effetti questi sono i vantaggi della televisione privata e commerciale. La libertà di poter affrontare argomenti scomodi. Io, dice Bonolis, non sono mai stato censurato. Eppure siamo una trasmissione piuttosto al confine della decenza. Ops si è confuso… ha detto “decenza” al posto di “banalità”.Abbiamo la possibilità di scontrarci con argomenti difficili(ops di nuovo, voleva dire “stereotipi”) di certo non facili da gestire.Cazzo!In effetti “belli contro brutti” “bionde contro more” “alti contro bassi” “magre contro formose” sono argomenti che danno fastidio…a me sicuramente si. Ed ecco che si comincia a parlare di Bonolis come di un intellettuale chiamato a gestire un programma di approfondimento. Impegna molto organizzare un programma così. “Ma ti pare facile trovare 50 donne che hanno la gioia di andare in tv a dire -guarda quanto so brutta!-. Erano fantastiche le brutte! Però ammazza quant’erano brutte!” Applauso del pubblico. Mentana accenna ad alcune scene particolarmente impegnative da mandare in tv. “Scene tanto pesanti, che davano fastidio a noi che guardavamo”. Partono alcuni spezzoni che hanno come protagonista un Califano particolarmente rincoglionito che dice assurdità. Dovrebbe trovare un elemento in comune fra l’attuale papa e Garibaldi. Dopo qualche volgarità e parecchie sciocchezze, ecco l’illuminazione “si chiamano tutti e due Giovanni!”. Complimenti Califano. Dimenticare il nome di quel personaggino di poca importanza… com’erano le camicie?blu cobalto? però confondersi sul germanico nome del pontefice… insomma. Infine, almeno alla fine di quello che ho avuto il coraggio di seguire, Bonolis da alcune previsioni sulle prossime puntate. L’ultima sarà: donne del nord contro donne del sud. Le rappresentanti? Paola Perego per il nord ed Elisabetta Gregoraci per il sud.

Elisabetta Gregoraci. La Gregoraci. Pare sia calabrese. E così, la brava donna, dopo aver dato un forte contributo alle equazioni DONNA=STUPIDA e DONNA+TETTE=MIGNOTTA aiuterà anche l’immagine delle procaci donne del sud.

Concludo questo inutile post con alcune brevi osservazioni. A casa mia la tv è spesso accesa su Ciao Darwin, perchè i miei amazing coinquilini hanno una certa, inspiegabile passione per il momento delle sfilate e l’apparizione di Madre Natura.

L’argomento più serio che ho visto discutere è stato quando gli etero si lamentavano dell’anormalità dei gay e le bianche dicevano alle nere di stare lontane dai loro uomini.

Pensiamoci un attimo, dov’è trasmesso il programma di Mentana? Mediaset? Proprio lì? Proprio lì.

La grande libertà di Mediaset. Mediaset ha sguinzagliato il trash. e le tette

Gregoraci on tv

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